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la Web Tradizionalista Cattolico

lunedì 26 gennaio 2015

La Storia del Beato Anton Durcovici, Morto in un Lager Comunista

Mons. Anton Durcovici

Per molti decenni nell’Unione Sovietica e nel paesi satelliti dell’Est europeo centinaia di migliaia di persone, tra cui numerosissimi cattolici, furono imprigionati nelle carceri e nei lager comunisti. Molti morirono in quei luoghi infernali, mentre in Italia il Partito Comunista Italiano negava o minimizzava questi crimini. Oggi la cultura ufficiale, gestita dagli stessi compagni o dai loro nipotini, ha rimosso il ricordo del sistema concentrazionista sovietico e delle prigioni della DDR, della Cecoslovacchia, della Romania… Ricordiamo col presente comunicato uno dei tanti Vescovi della Chiesa cattolica che trovarono la morte nelle carceri comuniste.


Fatto morire tra i topi del carcere: Anton Durcovici, il vescovo di Iaşi

Il martirio di Mons. Anton Durcovici, vescovo cattolico di rito latino di Iaşi morto nel carcere di Sighetu Marmaţiei durante il regime comunista. 

Il vescovo che amato la chiesa e il popolo romeno



Anton Durcovici nacque  in Austria nel 1888, figlio di padre croato e madre austriaca. La giovane madre rimasta vedova cadde nell’estrema indigenza e dovette emigrare in Romania per lavorare presso parenti agiati. Anton era uno dei suoi due figli e aveva solo sei anni quando emigrò. L’arcivescovo di Bucarest lo notò subito, invitandolo al seminario minore diocesano, dove spiccò per intelligenza e forza di volontà concludendo i suoi studi di cinque anni con un esame di maturità nec plus ultra. Il presule, entusiasta di questo ragazzo fuori dal comune, lo inviò a studiare a Roma. All'età di 24 anni il giovane Anton ha già preso tre dottorati: filosofia, teologia e diritto canonico. Viene ordinato sacerdote a San Giovanni in Laterano nel settembre 1910 e subito dopo torna in Romania. Scoppia però la I Guerra Mondiale e come i suoi connazionali austriaci (più tardi egli diventerà cittadino romeno a tutti gli effetti), viene internato per un paio di anni in un campo di concentramento nella piena forza della sua gioventù. Il tifo che contrasse in questo posto insalubre gli lascò segni per il resto dei suoi giorni.
Nel 1924 viene nominato rettore del Seminario di Bucarest. Per diverse vicissitudini l’arcivescovo di Bucarest dovette presentare le sue dimissioni mentre calava sulla Romania la notte comunista e così mons. Durcovici si trova a dirigere il cattolicesimo della capitale da vicario generale. Inizia dunque lo scontro che lo porterà al martirio. Si nega a stilare un documento d’indipendenza di Roma e di sottomissione alle autorità civili. Alcuni (pochi, solo 3) sacerdoti corrotti lo tradiscono e lo calunniano, ma tanto basta per costruire ingiusti capi d’accusa. Pio XII lo nomina vescovo di Iasi, capitale della Moldavia, e nell’aprile 1948 viene consacrato a Bucarest. Il prestigio di mons. Durcovici è immenso e la sua posizione rimane intransigente verso le pretese comuniste di addomesticare la Chiesa cattolica. «Il martirio di Anton Durcovici, vescovo di Iaşi, non è iniziato il 26 giugno 1949, data del suo arresto brutale a Bucarest, ma quasi due anni prima, subito dopo la sua nomina di vescovo di Iaşi» come scrive Don Cornel Adrian Benchea, sacerdote di origini romene e incardinato nella diocesi di Livorono, in uno studio su mons. Durcovici dal titolo Gli ultimi anni di un martire della Chiesa cattolica di Romania. Dopo la Rivoluzione del dicembre 1989, si è potuto accedere ai dossier della ex-polizia politica comunista, tristemente nota come Securitate. 




584569 e 7512: due dossier speciali sul vescovo Durcovici 



584569 è il numero del dossier personale di mons. Durcovici creato dalla Securitate nel periodo di pedinamento e sorvegliamento nei confronti del vescovo. 7512 è il numero del dossier penale di mons. Durcovici durante il periodo in carcere. L’intenzione della Polizia politica è stata premeditata dall’inizio, cioè di realizzare non solo un semplice dossier informativo di sorveglianza, ma un dossier di sorveglianza penale, per incriminare, arrestare e condannare il sorvegliato. «Si deve fare menzione del fatto – scrive Don Benchea – che l’intenzione della polizia politica era di sorvegliarlo individualmente, un’eccezione tra i chierici cattolici di allora che sarebbero stati implicati nelle investigazioni e poi arrestati in 'gruppi'. Il sistema di pedinamento e di sorveglianza promosso dalla Securità nel "caso Durcovici" è stato molto complesso. Gli uffici di informazioni dei servizi provinciali di Bacău e di Roman hanno seguito ogni passo del vescovo Durcovici durante le sue visite canoniche fatte nei villaggi e le comunità cattoliche delle province di Bacău e di Roman, ed a Iaşi è stato sempre sorvegliato dai marescialli di Securitate».
Le relazioni e le note informative scritte dagli ufficiali della Securitate contengono decine di accuse al vescovo Durcovici, per incriminarlo e mandarlo dinanzi alla Giustizia comunista. «Nei substrati dell’omelia fatta dal vescovo Durcovici a Luizi Călugăra il 15 settembre 1948 – evidenzia Don Benchea – gli ufficiali della Securità scoprivano 'la tendenza dei fedeli cattolici di approfondire il sentimento religioso fino al fanatismo. Il sentimento religioso nella massa di contadini cattolici è molto sviluppato, e queste omelie tenute dal clero cattolico hanno un grande effetto…'. In un’altra relazione redatta dalla Securità di Roman, il vescovo Durcovici era accusato di aver tracciato, con le sue omelie, 'una linea di condotta dei sacerdoti cattolici, incoraggiandoli ad azioni di istigazione mirante il regime democratico', o che le parole del vescovo fossero 'una precisazione della posizione anti-comunista e anti-governamentale della Chiesa cattolica'. Le visite canoniche fatte dal vescovo Durcovici nelle province di Bacău e di Roman e, con queste occasioni, le solennità religiose, sono state considerate dalla Securità come 'rafforzamento del misticismo religioso nelle masse, fino all’assurdo, e consolidamento dei rapporti con il Papa', fatti incompatibili con la linea politica del regime democratico popolare».




«D’ora in poi vedremo il vescovo molto raramente»: l'arresto.



Sono le parole del parroco di Bacau, il 25 febbraio 1949, nei confronti dei suoi fedeli dopo un incontro con il vescovo Durcovici. L’arresto del vescovo Durcovici è stato fatto dalla Securitate in un modo assolutamente illegale e segreto, senza mandato di arresto. «In una dichiarazione del 28 gennaio 1950, il sacerdote Rafael Friedrich – afferma Don Benchea riferendosi ai documenti della Securitate – descrive a sua volta le circostanze dell’arresto del vescovo Durcovici: "Il 24 giugno, mi ha pregato il vescovo Durcovici, di mantenermi libero la domenica di 26 giugno dalle funzioni parrocchiali domenicali, per poter accompagnarlo nel villaggio Popeşti Leordeni (vicino Bucarest), dove doveva amministrare il sacramento della Confermazione e aveva bisogno di me, essendo queste celebrazioni più ampie e richiedendo più sacerdoti aiutanti. Su questa strada verso Popeşti Leordeni sono stato arrestato, insieme con Sua Eccellenza, il 26 giugno 1949". Subito dopo l’arresto, l’intenzione del regime comunista era di consegnare il vescovo Durcovici alla Giustizia comunista. Però, considerando che non aveva sufficienti prove accusatorie, il secondo giorno dopo l’arresto, la Centrale della Securità di Bucarest sollecitava alla Direzione Regionale della Securità di Iaşi nuovi dati compromettenti sull’arrestato. Ecco un simile ordine: "In 48 ore inviate dichiarazioni non ritrattabili contro il nominato Anton Durcovici, dalle quali risulti l’attività anti-democratica e anti-sovietica del sopra nominato, il materiale possibilmente ottenuto dai sacerdoti detenuti che fanno parte del complotto cattolico". Cominciava, il 26 giugno 1949, per il vescovo Durcovici un lungo Calvario che si sarebbe concluso in modo drammatico il 10-11 dicembre 1951 con la sua morte di martire nella prigione di Sighetu Marmaţiei (nella regione Transilvania).


«Mons. Durcovici morì assistito dai topi della prigione».

La testimonianza di Ioan Ploscaru

La Securitate era convinta che il vescovo Durcovici non collaborasse con le autorità comuniste; per questo motivo decise, il 7 settembre 1951, di trasferirlo nella famosa prigione di Sighetu Marmaţiei (la più dura del regime comunista di Romania), dove era imprigionata in quel tempo l’alta società politica, culturale e religiosa di Romania. «Il 10 settembre 1951, il vescovo Anton Durcovici è stato trasportato da Jilava a Sighet, in massima discrezione, decisa dalla Securità. Il capo della prigione di Sighet, Vasile Ciolpan, ha ricevuto una decisione dalla Centrale della Securità di Bucarest di imprigionare, all’inizio, il vescovo Durcovici in una cella comune. Partendo dal caso dello storico Gheorghe Brătianu, del sacerdote romano-cattolico Rafael Friedrich, ma anche di altre personalità imprigionate a Sighet, i cui dossier li abbiamo indagati, possiamo pensare che il vescovo A. Durcovici è stato amministrativamente condannato in assenza, senza essere informato dall’Alta Commissione Militare del Ministero dell’Interno».
Particolarmente toccante è la testimonianza diretta del vescovo greco cattolico Ioan Ploscaru, anche lui detenuto nel carcere di Sighetu Marmaţiei, in merito agli ultimi giorni e istanti di vita del vescovo Durcovici. Nel libro Catene e terrore. Un vescovo clandestino greco-cattolico nella persecuzione comunista in Romania (Edb, Bologna 2012, già recensito su «Orizzonti Culturali») Ioan Ploscaru dedica un capitolo dei suoi scritti alla morte del vescovo Anton Durcovici. «La direzione della prigione – scrive Ploscaru – lo aveva messo in isolamento quando si era resa conto che stava per morire. Fu proprio lasciato morire di fame, da solo, perché non se ne avesse notizia. Se il vescovo Durcovici fosse stato in cella insieme agli altri, forse avrebbero potuto aiutarlo, dandogli sollievo negli ultimi momenti di vita. L'11 dicembre 1951 sentii padre Ioan Deliman, che scaricava carbone in cortile, mentre diceva ad alta voce in francese: monseigneur Durcovici est décédé. Dopo che fu portato via, di notte con la carretta che serviva per le immondizie, il giorno seguente bruciarono la paglia del materasso, come si soleva fare; poi misero il suo vestito a righe ad asciugare sul mucchio di legna che c'era nel cortile. Due giorni dopo un poliziotto mi condusse nella cella 13, perché facessi un po' di pulizia. Era la della dove era morto il vescovo Anton Durcovici. La prima impressione fu dolorosa. Con uno solo sguardo compresi la solitudine e la miseria in cui era morto. Per tanto tempo – conclude Ploscaru – ringraziai nelle mie preghiere mons. Durcovici, perché dopo la sua morte le sue coperte mi avevano riscaldato e un vetro della sua cella preso grazie alla bontà del poliziotto, dal quale potevo godere la luce naturale, aveva trasformato l'ambiente funereo della cella. Mons. Anton Durcovici morì come un martire, assistito solo dai topi della prigione».

Giacomo Ruggeri (n. 12, dicembre 2013, anno III)

http://www.orizonturiculturale.ro/it_recensioni_Giacomo-Ruggeri-5.html

 

P.S.: È stato beatificato dal cardinale Angelo Amato il 17 maggio 2014 a Iaşi.

Catena Aurea - Capitolo 1, Versetto 1

genealogia di gesù

 

Libro della generazione di Gesù Cristo, Figlio di Davide, Figlio di Abramo.

 

Crisostomo: Infatti scrisse il Vangelo per i Giudei, ai quali era superfluo spiegare la natura della divinità, che conoscevano; era invece necessario mostrare ad essi il mistero dell’incarnazione. Giovanni al contrario, scrisse il Vangelo per i Pagani, che non sapevano se Dio aveva un figlio, per cui fu necessario innanzitutto mostrare ad essi che c’è un Dio Figlio di Dio, che poi ha preso la carne.

Remigio: Dice Libro della generazione di Gesù Cristo poiché sapeva che era stato scritto: <<Libro della generazione di Adamo>>; quindi ha iniziato così per opporre libro a libro, e il nuovo Adamo al vecchio Adamo, poiché dal nuovo furono restaurate tutte le cose che erano state corrotte dall’antico.

Rabano: Dicendo di Gesù Cristo esprime in lui la dignità sacerdotale e regale.

Agostino: Ciò che mediante l’olio della unzione Dio concedeva a coloro che venivano unti re o sacerdoti lo concesse lo Spirito Santo a Cristo uomo, aggiunta l’espiazione: infatti lo Spirito purificò ciò che da Maria Vergine passò nel corpo del Salvatore: e questa e l’unzione del corpo del Salvatore, per cui è chiamato Cristo.

Crisostomo: Ma poiché l’empia prudenza dei Giudei negavano che Cristo fosse nato dalla discendenza di Davide, aggiunge: Figlio di Davide figlio di Abramo. Perché non bastava dire che era figlio del solo Abramo, o del solo Davide? Perché a entrambi era stata fatta la promessa che Cristo sarebbe nato da loro. (Gen 22,18); (Sal 131,11). [..] Per questo dunque lo ha detto figlio di entrambi, per mostrare, per mostrare che in Cristo si erano adempiute le promesse di entrambi. Poi perché Cristo avrebbe avuto tre dignità: Re, Profeta e Sacerdote. Abramo fu Profeta e Sacerdote, come Dio gli dice nella Genesi (15,9); Profeta invece come Dio disse di lui ad Abimelech (ibid. 20,7). Davide fu Re e Profeta, ma non fu Sacerdote. Fu dunque nominato figlio dell’uomo e dell’altro perché la triplice dignità di entrambi i padri fosse riconosciuta in Cristo per diritto di nascita.

Ambrogio: Per questo scelse anche due autori del lignaggio: uno che ricevette la promessa della parentela dei popoli, l’altro che conseguì la profezia della generazione di Cristo. Quindi, sebbene sia posteriore per ordine di successione, Davide viene tuttavia nominato per primo – poiché vale di più aver ricevuto la promessa su Cristo che sulla Chiesa, che esiste mediante Cristo; chi salva è infatti più eccellente di chi è salvato.

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domenica 25 gennaio 2015

Dominica III Post Epiphaniam

Dominica III Post Epiphaniam

 

L’ant. all’Introito e le altre parti salmodiche della Messa sono le stesse: invitano all’adorazione di Cristo, proclamandone la gloria e la regalità universale. La liturgia del tempo dopo l’epifania si collega perciò al tempo di Natale.

Ma le orazioni hanno un carattere più generale; come quelle del tempo della Pentecoste, sono l’espressione della preghiera cristiana nelle sue richieste e nelle sue abituali disposizioni, senza rapporto diretto con una festa o un mistero particolare. Ugualmente per la epistola e il Vangelo.

La lettura dell’Epistola è la continuazione di quella di domenica scorsa riguardante lo spirito che deve animare i credenti di fronte a tutti gli uomini, chiunque essi siano: volontà di pace e di bene che nulla, neanche il male, riesce a disarmare.

Il vangelo invita alla confidenza anche se ci si sente miserabili o lontani da Dio: un lebbroso è <<mondato>> dalla sua lebbra, simbolo del peccato: un ufficiale romano ottiene la guarigione del suo servo. L’elogio della fede del centurione culmina in una dichiarazione solenne in cui Gesù annuncia che la salvezza è per tutti i popoli.

 

Messale Romano Quotidiano – Marietti

 

 

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sabato 24 gennaio 2015

Indice Catena Aurea di S. Tommaso d’Aquino - Vangelo Secondo Matteo

Capitolo 1

Versetto 1

Versetto 2

Versetto 3-6a

Versetto 6b-8a

Versetto 8b-11

Versetto 12-15

Versetto 16

Versetto 17

Versetto 18

Versetto 19

Versetto 20

Versetto 21

Versetto 22-23

Versetto 24-25

Capitolo 2

…..

Post in attualizzazione…

 

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Sacrilegio! Il Corpo di Nostro Signore Gesù Cristo Trattato come un Panino o una Bibita!

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Sacrilegio durante la S. Messa Papale di domenica scorsa a Manila! Siamo rimasti perplessi, disarmati vedendo il grado di miseria e d’irriverenza! Il corpo di nostro Signore Gesù Cristo trattato come qualsiasi cosa, passato di mano in mano, come se fosse un volgare panino o una bibita, senza pensare alla particola e ai vari calpestamenti. Addirittura dei testimoni hanno raccontato di aver trovato ostie anche nel fango.

 

 

 

 

Richiesto di un commento su queste immagini, il presidente della Conferenza episcopale filippina, l’arcivescovo Socrates Villegas, ha detto che in circostanze normali non sarebbe dovuto succedere, “ma nel caso di domenica, con sei milioni di persone, era necessario aiutarsi a ricevere la Comunione”.
Il responsabile del rapporto con i media della conferenza episcopale, padre Francis Lucas, ha ribadito che “dal momento che la gente non poteva muoversi, il passaggio delle ostie di mano in mano era motivato”.

 

 

 

Ci domandiamo a che cosa servono tante milioni di persone lì fuori se questo è il rispetto che si ha di Gesù Eucaristico? Serve per farci capire che quantità non vuol dire qualità.

Si! Sembrava proprio un volgare carnevale!

 

carnevale

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venerdì 23 gennaio 2015

Novità!!!

Cari amici/che, ho deciso di pubblicare, ogni tanto, per arricchire il blog e per una crescita personale, la Catena Aurea di San Tommaso d’Aquino. Ovviamente non pubblicherò tutti il libri interi ma solo alcuni commenti e in sintesi, dei versetti del Vangelo, dei Santi e Padri della nostra cara amata Chiesa.

Fino adesso sono stati pubblicati il Vangelo di Matteo (in due volumi) e il Vangelo di Marco (volume unico). Io ho a disposizione solo il primo volume, comunque, mi sembra un buon inizio.

Vi ricordo che se volete comprare i volumi latino-italiano, completi e originali lo potete fare anche attraverso la Libreria del Santo (Catena aurea. Glossa continua super evangelia. Testo latino a fronte [vol_1] / Vangelo secondo Matteo. Capitoli 1-2).

Il costo dei singoli volumi non è proprio economico ma il libro è molto bello esteticamente e resta sempre una magnifica opera.

A presto.

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giovedì 22 gennaio 2015

Film - San Francesco di Paola

Francesco di PaolaFrancisco de Paula vive in eremitaggio in una grotta poco lontana dal paese.Da lui vanno i paesani per chiedere consigli, per conoscere il futuro, per vincere la natura, per essere guariti, per riconoscere il vero dal falso. Francesco incute timore, ma allo stesso tempo ispira serenità, spaventa gli uomini ma allo stesso tempo li rassicura. Un giorno alcuni fedeli lo vanno a trovare e gli chiedono di vivere insieme a lui. Francesco con i suoi fratelli comincia a costruire l'eremo di Paola e fonda l'Ordine dei Minimi. Nel convento la vita è dura e lo scoraggiamento è forte, ma diversi fatti meravigliosi spingono Francesco a continuare la strada intrapresa…

 

 

 

ANNO 1992

PAESE italia

REGIA Giovanni Sole

ATTORI Pasquale Anselmo, Giovanni Turco, Marcello Arnone, Carmela Pezzi, Antonello Antonante, Bruno Palermo, Concetta Guido, Angelo Gallo, Dante De Rose, Dario Natale

 

 

 

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